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Animali

Famiglie italiane penalizzate dall’Iva al 22% per la cura degli animali che vivono nelle nostre case

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Nel luglio 2020 le  organizzazioni dei medici veterinari, le imprese dell’alimentazione degli animali da compagnia e dei farmaci veterinari, hanno inviato una lettera congiunta al governo ed al Parlamento italiani, affinchè l’Iva a tutt’oggi al 22% per i beni di lusso possa essere ridotta al 10% in forma agevolata e definitiva, come già avvenne per i farmaci veterinari. Alimenti e farmaci veterinari, hanno assunto il ruolo di beni essenziali e servizi di pubblica utilità soprattutto durante il primo “lockdown” nazionale. Una imposta fiscale così alta, penalizza le moltissime famiglie italiane che hanno deciso di accogliere nella propria casa almeno un animale da compagnia: secondo le stime un buon 40% di italiani vive con un cane e/o un gatto, ma devono sopportare una Iva 3 volte più alta di quella delle famiglie tedesche. In Germania, infatti, considerano importante il ruolo degli animali d’affezione nella società tedesca, per cui hanno pensato ad una aliquota IVA sugli alimenti per cani e gatti del 7%. In Italia, il settore del benessere animale, svolge un ruolo fondamentale nella prevenzione, cura, controllo e mantenimento di 60 milioni di animali da compagnia (rapporto 1/1 sulla popolazione dell’Istat) e degli animali allevati per la produzione di alimenti per l’uomo. Durante i primi mesi dell’emergenza Covid-19, questo settore ha da un lato, assicurato la continuità della filiera e dei servizi di pubblica rilevanza, ma dall’altro ha evidenziato l’incompatibilità con l’attuale pressione fiscale e dell’impoverimento globale post-emergenza che si sono determinati, che hanno causato la crisi attuale perché possa essere ulteriormente migliorato un buon rapporto tra l’uomo e gli “altri animali”. 

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