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Diritti animali

Dal 1 luglio 2025 è reato legare un cane alla catena

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Finalmente, l’uso antico di tenere i cani legati in catene è considerato inaccettabile dalla stragrande maggioranza dei cittadini, ma fino a questo momento la normativa non era uniforme: si è andati avanti a colpi di deroghe regionali e locali, che ammettevano ancora questa pratica, giustificandola per varie ragioni. Ora con l’entrata in vigore dal 1° luglio 2025, della Legge 6 giugno 2025, n. 82, si stabilisce un divieto totale e valido su tutto il territorio nazionale di tenere i cani legati alla catena, senza eccezioni, fatte salve alcune situazioni particolari da valutare caso per caso, comunque per esigenze sanitarie o di sicurezza, comprovate da un veterinario e dalle autorità preposte.

La nuova norma in vigore dal 1° luglio 2025 è chiarissima: d’ora in poi, in base all’art. 10, è espressamente vietato tenere i cani legati alla catena «o a qualsiasi altro strumento di contenzione che ne limiti la libertà di movimento in modo continuativo». Il divieto non riguarda soltanto i cani, ma più in generale tutti gli animali d’affezione, si applica anche a chi è «detentore temporaneo» dell’animale, anziché proprietario effettivo.

E’ anche una riforma culturale oltreché giuridica, che si attendeva da molto tempo, per cambiare il modo in cui l’uomo si relaziona con gli animali, finalmente considerati non più “oggetti”, bensì esseri senzienti”, capaci di provare sentimenti e sofferenze, diventando soggetti meritevoli di tutela da parte della legge.

Importanti sanzioni amministrative sono state introdotte, come ad esempio, per chi tenga il proprio cane legato alla catena:  multe comprese tra  500 e 5.000 euro per ciascun esemplare.

Potrà essere sanzionato anche un singolo episodio isolato, senza dover dimostrare come nel passato, sofferenze prolungate inflitte all’animale o limitazioni eccessive nei movimenti dovute ad una catena troppo corta. Sono state inasprite anche le pene per il maltrattamento di cani o di altri animali rafforzando la tutela ad ampio raggio.

Nei casi più gravi tenere un cane legato alla catena non costituisce più un illecito amministrativo, ora diventa reato di maltrattamento degli animali: punito con la reclusione fino a 2 anni con multe da 5.000 a 30.000 euro.

La detenzione del cane alla catena, soprattutto se avviene per lunghi periodi, è considerata una forma di maltrattamento che lede il benessere fisico e psicologico dell’animale, provocandogli sofferenze, quindi, diventa punibile penalmente.

Se l’animale dovesse morire, il responsabile incorre nel reato di uccisione, che prevede da 6 mesi a 4 anni di reclusione e multe fino a 60.000 euro, che raddoppiano nel caso di sevizie. Tutte le pene introdotte dalla nuova legge, potranno essere aumentate fino a un terzo se i fatti sono commessi in presenza di minori, coinvolgono più animali o vengono diffusi online (ad esempio, con alcuni video pubblicati sui social).

Tutti questi reati contro gli animali sono procedibili d’ufficio, quindi, potranno essere perseguiti direttamente dalle autorità, senza il bisogno di una denuncia o di una querela promossa da privati. Sempre meglio, fare una segnalazione o un esposto agli organi preposti, in modo da attivare il più presto possibile, gli interventi a tutela dell’animale che soffre.

Le segnalazioni dei cittadini di cani tenuti alla catena o di altri casi di maltrattamento di animali sono fondamentali per poter individuare i trasgressori: l’onorevole Brambilla che ha proposto la legge, ha sottolineato l’importanza della vigilanza civile oltre all’azione delle forze dell’ordine, affermando più volte: “Bisogna segnalare, segnalare, segnalare”.

L’auspicio della parlamentare, si affida alla corretta ed efficace applicazione delle nuove norme: “Grazie alla sensibilità degli italiani, questi reati non passeranno più sotto silenzio”.

Dal 1 luglio 2025, permanendo il divieto assoluto, chiunque di noi dovesse vedere un cane legato alla catena, potrà scattare alcune foto o realizzare dei video che mostrino chiaramente il cane legato e le condizioni precarie in cui si trova ( assenza di cibo ed acqua, esposizione prolungata al sole o alle intemperie, stato di abbandono e di incuria, igiene precaria, etc.) segnalando il più presto possibile il fatto alle autorità competenti (Polizia Locale, Carabinieri Forestali, servizio veterinario dell’ASL territorialmente competente). Si potrà anche presentare un esposto denuncia individuale per tali fatti, allegando le prove raccolte.

Importante: giusto documentare con fotografie e filmati, ma sempre da un luogo pubblico o quantomeno  visibile dall’esterno (dalla strada, da un marciapiede, dalla finestra di casa), mai introdursi fisicamente in ambienti privati altrui, perché si potrebbe incorrere nel reato di violazione della privacy o in altri reati, quali la violazione di domicilio. Ad esempio, è consentito scattare foto di un giardino privato, purché l’animale tenuto alla catena sia visibile dall’esterno del giardino stesso.

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