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indagine sugli animali

Rapporto Eurispes 2026: il ruolo degli animali nelle famiglie italiane

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PICCOLI PADRONI, GRANDI AFFETTI: IL RUOLO DEGLI ANIMALI NELLE FAMIGLIE ITALIANE  

In diminuzione nel 2026 il numero dei nuclei familiari che accolgono un animale domestico


A convivere con gli animali domestici nel 2026 è poco più di un terzo degli italiani: il 33,7% dichiara infatti di avere almeno un animale in casa (il 17,6% ne ha uno solo, il 7,6% ne ha due, l’8,5% gestisce tre o più animali). Se si considera la serie storica di questi dati si rileva una flessione nel 2026 rispetto al biennio precedente: se nel 2024 e nel 2025 rispettivamente il 37,3% e il 40,5% degli intervistati dichiaravano di possedere un animale domestico, nel 2026 questa percentuale scende al 33,7%, riportando il dato su valori vicini alla media del periodo 2017-2019.
Si conferma così l’esistenza di un ciclo di vita ricorrente caratterizzato da fluttuazioni, con picchi (negli anni 2016, 2021 e 2025) seguiti da lievi cali.
La presenza di animali nelle case è soprattutto un fenomeno visibile nel Centro Italia (39,7%), seguito dal Nord-Ovest (34,1%) e dal Sud (32,5%); mentre una presenza lievemente inferiore si rileva nel Nord-Est (30,5%) e nelle Isole (29,9%). Rispetto alla struttura del nucleo familiare, sono soprattutto i monogenitori con figli (37,5%) e le coppie con figli (36,1%) a possedere almeno un animale domestico.

 

Cani e gatti si confermano i protagonisti assoluti nelle case degli italiani

Nel 2026 il cane è l’animale più diffuso (41%), seguito dal gatto (37,1%). Le altre specie sono accolte nellecase degli italiani con minore frequenza: uccelli (4,1%), tartarughe (4%) e pesci (3,3%). Sotto la soglia del3% si posizionano criceti (2%), rettili (1,6%), conigli (1,6%), cavalli (1,2%), gli animali esotici (1,1%) e gli asini (0,4%).
L’osservazione della serie storica evidenzia una dinamica interessante: il numero di quanti possiedono un cane è tornato a crescere nell’ultimo anno (+4% tra il 2025 e il 2026), interrompendo il trend negativo iniziatonel 2023.

La presenza dei gatti invece rimane numericamente stabile da un anno all’altro. Tra chi accoglie un animale domestico, a preferire i cani sono in percentuale leggermente più elevata gli uomini (41,9%) rispetto alle donne (40,2%). Il gatto rimane invece la scelta d’elezione per il pubblico femminile (39,3% contro il 34,7% degli uomini).

La spesa mensile per il proprio pet si concentra nella fascia 31-100 euro (57,9%)

Nel 2026, la maggioranza degli italiani con un pet spende mensilmente una cifra compresa tra i 31 e i 100 euro (57,9%); nello specifico, il 28% spende tra 31 e 50 euro, mentre il 29,9% destina tra 51 e 100 euromensili al proprio animale da compagnia.

I proprietari che affrontano costi più elevati, superiori ai 100 euro al mese, rappresentano complessivamente il 26,1%, con una nicchia del 2,6% che supera i 300 euro. Solo il 16% del campione dichiara di spendere meno di 30 euro al mese.
La spesa mensile è quindi concentrata nella fascia media con una tendenza verso l’alto: quasi un proprietario
su dieci (8,4%) arriva a sostenere costi superiori ai 200 euro mensili.
Nel tempo, le abitudini di spesa degli italiani sembrano assestarsi su una fascia di spesa media. Infatti, sono sempre meno coloro i quali dichiarano di “cavarsela” con una cifra inferiore ai 30 euro al mese, passandodal 18,9% del 2025 al 16% del 2026. Ormai, gestire un animale con un budget così ridotto sta diventando l’eccezione piuttosto che la regola. Questo dato è ancora più significativo se si confronta con il 2015, quando quasi la metà degli intervistati (45,9%) spendeva meno di 30 euro al mese.
Allo stesso tempo, anche per le fasce di spesa mensile più alte, il 2026 segna una fase di assestamento.
Dopo la crescita fino al 2025, dove la fascia tra i 101 e i 200 euro era volata quasi al 19%, nel 2026 si assiste per la prima volta una flessione a partire dal 2015. Anche le spese oltre i 200 o 300 euro, hanno subìto una piccola limatura verso il basso in controtendenza alla crescita evidenziata negli anni.
Tra le fasce medie di spesa, a crescere nell’ultimo anno è stata quella tra i 51 e i 100 euro mensili: se nel 2025 era pari a 26,2%, nel 2026 essa sfiora il 30%.

Si spende soprattutto per alimentazione e cure veterinarie

L’alimentazione è la spesa che pesa di più: oltre la metà dei proprietari (50,8%) spende più di 50 euro al mese. Anche la salute richiede un impegno economico: sebbene molti cerchino di contenere le spese veterinarie sotto i 30 euro all’anno (30,9%), una parte dei rispondenti (40,1%) si attesta tra i 31 e i 100 euro.
Quasi il 30% dei proprietari supera la soglia dei 100 euro annui per le cure.
Quando si parla di “extra”, si riscontra più oculatezza: per toeletta (58,4%), giochi (72,3%), abbigliamento (77,8%) e servizi di dog sitter/pensione (75,9%), la netta maggioranza degli italiani spende meno di 30 euro l’anno. Tra le spese non considerate indispensabili sembra esserci la sottoscrizione di polizze assicurative per i propri pet: il 16,3% ha stipulato un’assicurazione sanitaria, mentre un quinto (19,9%) ha stipulato quellarelativa alla tutela legale e alla responsabilità civile.

Il ruolo degli animali nelle nostre case

Cani, gatti e altri piccoli compagni sono ormai sempre più integrati nel nucleo familiare come membri effettivi, offrendo un sostegno affettivo, psicologico e sociale insostituibile. E questa presenza diventa particolarmente significativa nelle famiglie con figli: qui, il pet assume una funzione educativa e relazionale cruciale, diventando un compagno di crescita per i più piccoli. Per un genitore, accogliere un animale
significa spesso offrire ai figli una scuola di empatia, pazienza e rispetto per l’altro, rendendo l’animale domestico un alleato fondamentale nel percorso di maturazione delle nuove generazioni.
Tuttavia, questo legame comporta nuove complessità, tra cui la questione gestionale ed economica. Non è un caso che i single, monoreddito per definizione, siano la categoria che possiede di meno animali domestici: mantenere un animale richiede risorse economiche che l’attuale congiuntura economica non permette a tutti di spendere. Anche perché chi ha un animale, considera la sua salute e il suo benessere come un dovere etico primario. In questo senso, gli italiani tendono a dare priorità al benessere del proprio compagno a quattro zampe, percependo ogni sacrificio economico non come un onere, ma come un atto di responsabilità verso un essere considerato, a tutti gli effetti, un membro del nucleo familiare.

 

La pet economy nel sistema Italia: animali familiari e trasformazioni economiche, sociali e culturali  di un mercato emergente

Un fenomeno strutturale: le radici culturali e demografiche della pet economy

La Pet Economy non nasce nell’era dei social media né si esaurisce in una tendenza passeggera. L’Eurispes ne analizzava già i contorni nel luglio 1999, con la ricerca “Zooitaly”, che fotografava un fenomeno antropologico in corso: l’animale domestico stava assumendo un ruolo sempre più centrale nelle famiglie italiane, sopperendo a bisogni sociali ed emotivi che la struttura familiare tradizionale non copriva più
integralmente. A oltre venticinque anni di distanza, quel processo si è compiuto e approfondito. Ciò che allora era una tendenza emergente è oggi un mercato strutturale da 6,8 miliardi di euro. Al centro di questa trasformazione c’è il fenomeno che la letteratura definisce “umanizzazione” degli animali domestici: il passaggio da una visione utilitaristica – il cane da guardia, il gatto cacciatore di topi – a una visione puramente affettiva, in cui cani e gatti sono trattati a tutti gli effetti come membri della famiglia.

L’indagine Eurispes 2025 fotografava la presenza di almeno un animale domestico in 4 case su 10. Sono tre i motori
demografici che alimentano questa crescita.  Il primo è l’invecchiamento della popolazione: il 24,1% degli italiani ha più di 65 anni, con un’età media di 46,6 anni. Con l’aumento della popolazione anziana, cresce parallelamente la ricerca di compagnia e di supporto relazionale che l’animale domestico può offrire. Il secondo è la solitudine abitativa: le famiglie unipersonali sono il 33% del totale, e tra gli over 75 questa
quota supera il 40%. Il terzo è il posticipo della genitorialità: il tasso di fecondità si attesta a 1,20 figli per donna e l’età media al primo figlio è di 32,5 anni. In questo scenario, l’animale domestico tende a colmare un vuoto affettivo e relazionale che la struttura demografica italiana ha reso sempre più esteso.

Il mercato globale: dimensioni, distribuzione e tendenze

La Pet Economy è uno dei segmenti più dinamici dell’economia globale. Nel 2025 ha raggiunto un valore stimato di 273 miliardi di dollari (Fortune Business Insights), con proiezioni a quasi 400 miliardi entro il 2034 e un tasso di crescita annuo composto tra il 6,3% e il 7,75%.

La distribuzione geografica vede il Nord America in testa con circa 92 miliardi di dollari, trainato dall’elevata diffusione di animali domestici e dalla domanda di prodotti di qualità elevata. L’Europa segue con 77 miliardi, forte di una domanda consolidata di prodotti nutrizionali e servizi veterinari. L’Asia, con 56 miliardi, è il mercato in più rapida espansione, alimentata dall’aumento del reddito disponibile e dal trend dell’umanizzazione che spinge verso cibi biologici e funzionali. I prodotti alimentari dominano la spesa globale, coprendo circa il 52% del totale, con una predominanza degli alimenti per cani. I grandi attori del settore affiancano i prodotti consolidati con linee orientate alla salute, alla longevità e alla nutrizione di precisione. Le cure veterinarie e la medicina peranimali coprono circa il 20% della spesa globale, con una crescita costante che ha favorito la diffusione dellepolizze assicurative sanitarie (circa il 10% del totale). Le innovazioni più recenti includono la telemedicina veterinaria e la diagnostica avanzata come l’analisi del microbioma intestinale. Gli accessori, le lettiere e i
giochi completano il quadro della spesa.

Il mercato italiano: spesa, composizione e premiumizzazione

L’Italia è il più grande mercato pet in Europa, con una spesa di circa 6,8 miliardi di euro. Nell’ultimo decennio questa spesa è cresciuta del 76%, a fronte di un aumento medio dei consumi familiari del 9,4%: un divarioche riflette la centralità acquisita dagli animali domestici nelle priorità di spesa delle famiglie. In media gli italiani spendono tra i 30 e i 100 euro mensili per il proprio animale, ma la quota di chi supera questa soglia è in costante e rapida crescita. Inoltre, poiché il numero medio di animali per famiglia non è cambiato drasticamente, si deduce che: l’animale domestico non è più un costo marginale, ma un investimento prioritario per il benessere del nucleo familiare. Si spende quindi molto di più per singolo animale. La ripartizione della spesa per categorie mostra una netta predominanza dell’alimentazione: i prodotti (alimenti, farmaci veterinari, toelettatura e accessori) assorbono 5.415 milioni di euro, pari all’80,3% della spesa totale.
Il solo pet food per cani e gatti vale 3 miliardi di euro, con la spesa dedicata ai gatti che rappresenta il 55,7%del totale alimentare. Le cure veterinarie coprono circa il 20% del budget (1,3 miliardi), senza alcun supporto del servizio sanitario nazionale: un’assenza che alimenta la crescente domanda di polizze assicurative sanitarie per animali (Istat, Nielsen, Confartigianato). Nel 2025, circa il 15,5% degli intervistati favorevoli aquesta iniziativa ha sottoscritto un’assicurazione sanitaria – con una diffusione maggiore al Sud (18,8%) e nelle Isole (24,4%) – mentre il 26% del totale degli intervistati ha stipulato un’assicurazione per la responsabilità civile. I costi delle polizze variano tra i 100 e i 250 euro annui, fino a 600 euro per coperture complete.

Geografia della spesa e struttura del settore

La distribuzione territoriale della spesa riflette fedelmente le differenze economiche del Paese. La Lombardiaguida con 1,4 miliardi di euro (20,7% del totale nazionale), seguita dal Lazio con 882 milioni (13,1%) e dal Veneto con 652 milioni (9,7%). Nord e Centro Italia mostrano una maggiore concentrazione di spesa pro capite per servizi avanzati (assicurazioni, dog-sitting, toelettatura professionale) sostenuta da redditi medi più elevati e da una maggiore densità di strutture specializzate. Nel Mezzogiorno e nelle Isole la presenza di animali domestici è in costante crescita, ma la minore accessibilità ai servizi veterinari e specializzati limita ancora la spesa pro capite.

Sul piano urbano, Roma è la prima città per spesa (662 milioni di euro), seguita da Milano (481 milioni) e Torino (325 milioni): le grandi aree metropolitane si confermano come i principali poli di consumo del settore, grazie alla maggiore concentrazione di popolazione, reddito disponibile e offerta di servizi specializzati. Sul fronte dell’offerta, la struttura imprenditoriale del settore segnala una filiera in rapida professionalizzazione. In Italia risultano attive 5.826 imprese nei servizi di cura degli animali da compagnia, di cui 3.440 di natura artigianale (59% del totale), con 4.231 addetti artigiani su 7.848 complessivi. Le imprese artigiane del settore hanno registrato una crescita annua del 5,2% e si sono quasi raddoppiate nell’ultimo decennio (+92,3%): un segnale della crescente articolazione della filiera, che non si
limita al retail ma si estende a servizi specializzati come toelettatura, pensioni, educazione comportamentale, accompagnamento al fine vita e assistenza digitale (Confartigianato, 2026).

Il futuro della pet economy: tecnologia, sostenibilità e sfide aperte

Le traiettorie di sviluppo della Pet Economy italiana si articolano attorno a tre grandi direttrici. La prima è l’innovazione tecnologica: app per il monitoraggio della salute, telemedicina veterinaria, dispositivi GPS per il tracciamento, piattaforme di pet-sharing, dispenser automatici e webcam per l’interazione a distanza stanno integrando l’animale domestico nel concetto di Smart Home. La seconda direttrice è la qualità e la
sostenibilità dell’offerta alimentare. L’adesione a categorie di prodotti cosiddetti “premium” sarà sempre più diffusa, con una crescente attenzione a formulazioni grain-free, funzionali (arricchite di probiotici, calcio, proteine innovative), personalizzate sulla base del profilo dell’animale e confezionate con materiali riciclabili.
Gli alimenti terapeutici, destinati agli animali anziani o con patologie specifiche, costituiranno uno dei segmenti a più forte crescita nei prossimi anni, in parallelo con l’aumento dell’aspettativa di vita dei pet. La terza direttrice è quella delle sfide regolatorie e sociali. L’accessibilità alle cure veterinarie, sempre più costose e non coperte da alcun sistema pubblico, rimane una questione aperta che le assicurazioni sanno rispondere solo parzialmente. La gestione dei dati biometrici e comportamentali raccolti dalle nuove
tecnologie richiederà un quadro normativo adeguato. L’assenza di un’anagrafe strutturata degli animali da compagnia limita le politiche di controllo. Il randagismo e le adozioni continuano a rappresentare fenomeni ad alto impatto sociale, che richiedono risposte integrate tra privati, enti locali e terzo settore.

 

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